Trieste, 23 aprile 2025
Un gruppo di 11 studentesse del nostro Liceo ha visitato la mostra di Steve McCurry al Salone degli incanti di Trieste e poi ha incontrato Gian Andrea Franchi, fondatore, assieme alla moglie Lorena Fornasir, di Linea d’ombra, la ODV che dal 2019 accoglie e si prende cura dei migranti che giungono, attraverso la rotta balcanica, a Trieste e che sostano sul far della sera in Piazza della Libertà, ribattezzata Piazza del mondo, proprio davanti alla Stazione ferroviaria.
L’uscita faceva parte del progetto laboratoriale “Quando comincia il giorno. Un percorso verso l’altro”, condotto dalle prof.sse Candussio e Tomasella e che impegna il gruppo da vari mesi.
La mostra “Sguardi sul mondo” raccoglie istanti, soste, che il fotografo ha saputo cogliere in giro per il mondo, facendo del percorso la vera meta di ogni suo viaggio, attento a incontrare prima di tutto e a capire la realtà attorno a sé, con le sue problematiche, le sue bellezze, le sue sofferenze. Sono frammenti di umanità, volti di persone comuni, di tutte le età, con la cornice dei loro Paesi, istanti di quotidianità immortalati nel corso degli anni da uno sguardo attento. Sono volti di persone che si sono lasciate incontrare, anche solo per un attimo e che sono diventate testimoni di una Storia più grande. Ci sono foto che strappano un sorriso, altre che toccano profondamente per uno sguardo, un gesto, e impongono una sosta maggiore, una disposizione d’animo ed un silenzio che si fanno meditativi e che interrogano anche il nostro stile di vita.
Gian Andrea Franchi, ex insegnante di Storia e Filosofia nei Licei, ci attendeva nella Piazza dove lui e gli altri volontari soccorrono i migranti e ci ha condotti in una sala parrocchiale per dare al suo racconto una cornice di ascolto maggiore. La sua lezione è stata di Storia del colonialismo, delle migrazioni e delle sue origini, ma anche di denuncia di un mondo che, come papa Francesco ha più volte sottolineato, lascia scorrere le notizie scomode in un atteggiamento di silenzio internazionale inaccettabile. Ridare valore alle persone, ad ogni persona, con il suo bagaglio di sofferenza, è ciò che i volontari di Linea d’ombra cercano di fare. Incontrano persone in transito che recano i segni e le ferite, visibili e non, di un lungo viaggio. Sono sostenute dalla speranza che le spinge verso altri luoghi dove cercano accoglienza, sono i “senza volto della Storia” che incrociano le nostre strade, le nostre storie.
«Facciamo un gesto semplice. Scendiamo in strada, gli domandiamo chi sei, come ti chiami. Non sempre rispondono, a volte non hanno voglia di parlare. Si vergognano. Lavo i loro piedi, medico le ferite, metto le garze, do calze pulite. Quando curo i piedi di questi ragazzi, dal basso posso guardare i loro occhi. Si vergognano molto a farsi curare i piedi … Con un gesto semplice si crea una grande intimità con uno sconosciuto. La loro energia è una sorgente. È un dono reciproco che ci facciamo». Queste le parole di Lorena Fornasir.
Ogni autentico atto di cura è allora una notte che termina, come dice anche il midrash da cui è stato scelto il titolo del laboratorio.
Un rabbino era solito domandare al suo discepolo:
”Quand’è che termina la notte e inizia il giorno?”
Il discepolo, dopo vari tentativi di risposta,
si rimise, scoraggiato, al maestro che infine gli disse:
“Quando tu vedi sul volto dell’altro il volto di tuo fratello,
allora è terminata la notte ed è cominciato il giorno”.
Le riflessioni di alcune studentesse come pagine di un diario giornaliero.
“L’esperienza di ieri è stata per me qualcosa di incredibile. La mostra mi ha davvero colpito nel profondo e le parole di Gian Andrea mi hanno segnato. Steve McCurry, attraverso le sue foto, riesce a rapire, estasiare e comprendere. Le sue immagini racchiudono dentro di sé una tale umanità, un tale senso di appartenenza da toccare nel profondo ognuno di noi. Ho apprezzato moltissimo come mostrasse la quotidianità di questi popoli per sensibilizzare il pubblico sulle loro difficoltà. I volti dei bambini stanchi, donne contornate da veli e uomini massacrati dal lavoro sono immagini che fanno riflettere a fondo sulla nostra intera società. La foto che più mi ha colpito è quella della donna con il grande velo blu e il viso scoperto. Il suo sguardo così fiero e determinato mi ha trasmesso una forza profonda intrisa nella lotta, nella dignità. Mi ha molto colpito come il popolo Tuareg faccia coprire il volto agli uomini invece che alle donne, una sorta di inversione dei ruoli rispetto a ciò che siamo abituati a pensare delle società mussulmane. A questa magnifica esperienza è seguito l’intervento di Gian Andrea, un uomo che mi ha spronato a volermi mettere in gioco. Le sue parole mi hanno fatto comprendere quanta sofferenza sia presente anche in realtà molto vicine a noi. La paura, il freddo, la fame, il dolore di questi migranti sono qualcosa di inaccettabile che DEVONO essere cambiate per far cambiare idea al ragazzo del libro “Il diritto di Antigone” (scritto dallo stesso Gian Andrea) per il quale questo mondo è solo per alcuni. Tutti abbiamo diritto di godere appieno della vita e di farlo nel modo migliore possibile al pari degli altri. Il connubio tra la mostra e l’intervento mi ha permesso di scoprire nuove culture, sofferenze e speranze. Il nostro mondo può e deve cambiare per evitare che si ripetano ancora questi cicli di sofferenze” (Sofia).
“La mostra di Steve McCurry mi ha emozionata. Fermandomi davanti ad ogni foto sono riuscita a farmi avvolgere dai colori, dalla luce e dalle emozioni delle persone fotografate. Mi è piaciuto riuscire a percepire, dietro ad ogni foto, l’attesa per il momento perfetto, le ore passate ad aspettare lo scatto ideale. E’ stato meraviglioso poter fare, tramite queste foto, un po’ il giro del mondo. L’incontro con Gian Andrea è stato interessante: con calma e tatto ci ha spiegato non solo ciò di cui si occupa nel concreto, ma è riuscito a farci empatizzare perfettamente con le vite piene di sofferenza, rischi e difficoltà di tutte le persone con cui lui ha quotidianamente a che fare. Mi ha colpito il modo in cui è riuscito a farci sentire tanto il loro dolore quanto l’energia vitale degli immigrati che cercano di trovare una nuova vita” (Camilla)
“… le principali cose che ho notato sono stati i tanti colori che indossavano le persone ritratte, persone che vivono in un contesto ben diverso da quello cittadino che conosco io. Mi è parso che avessero molto più carattere della nostra società, che mi sembra più “grigia” e monotona e, collegandolo all’incontro con Gian Andrea, è stato come se quelle persone che vivono in situazioni difficili sprigionassero più energia vitale anche attraverso il colore. … E pure l’incontro con Gian Andrea è stato molto interessante: non mi aspettavo parlasse così tanto della storia e del mondo, credevo avrebbe messo il focus sulla sua associazione: è stato d’impatto così come è stato” (Elena).
“Se riconosci qualcosa di grande, non lasciartelo sfuggire”, dice Steve McCurry.
“Trovo che le foto, pur essendo scattate in situazioni completamente diverse, fossero tutte in armonia tra di loro … Mi ha affascinata pensare al lavoro del fotografo, al tipo di viaggi che possono aver portato a quegli scatti. Sono rimasta inoltre molto colpita dall’incontro con Gian Andrea, da tutto ciò che fa nonostante la sua età. Ho davvero apprezzato l’approccio storico che ha avuto, rispetto ad un approccio più sentimentale che sinceramente temevo” (Sofia Virginia).
“… mi sono persa in ogni sguardo, in ogni istante catturato dal suo obiettivo. Le sue fotografie non sono solo immagini, ma racconti silenziosi che parlano direttamente al cuore. Il video in cui raccontava la sua passione ha aggiunto un’emozione ulteriore: ha parlato dell’importanza di cogliere l’attimo, di avere una meta, un obiettivo da inseguire. Eppure ha ammesso che raramente è riuscito a raggiungerlo, perché è stato proprio il viaggio, con tutte le sue sorprese, a donargli le emozioni più belle e necessarie. Nell’incontro con Gian Andrea ho percepito con chiarezza l’amore e l’altruismo che mette in ciò che fa. Sapere che dedica le sue giornate, e specialmente ogni sera, ad aiutare e accogliere chi ha bisogno riempie davvero il cuore. E’ stato un momento di grande umanità che mi ha lasciato una profonda ispirazione” (Martina).
“La visita alla mostra è stata un’esperienza intensa e coinvolgente che mi ha permesso di entrare in contatto con realtà lontane attraverso lo sguardo profondo e umano di uno dei più grandi fotografi contemporanei. McCurry non si limita a scattare fotografie: racconta storie, immortala emozioni, documenta culture e situazioni spesso dimenticate dai media. Le sue immagini riescono a comunicare senza bisogno di parole, trasmettendo messaggi universali di dolore, speranza, dignità e resilienza. In particolare mi ha colpito la sua capacità di catturare lo sguardo delle persone: è come se, attraverso i loro occhi riuscisse a farci entrare nel loro mondo. La celebre foto della ragazza afghana è un esempio perfetto di questa potenza visiva, ma anche gli scatti meno noti comunicano con la stessa intensità. Un altro aspetto affascinante della mostra è stata la varietà geografica e culturale delle fotografie. Dai mercati dell’India alle strade polverose dell’Afghanistan, dalle metropoli asiatiche alle zone di conflitto, McCurry riesce a catturare momenti di vita quotidiana con una sensibilità che fa emergere la bellezza anche nei luoghi più difficili. Le sue foto sono cariche di colori, ma anche di silenzi, di attese, di sguardi… L’esperienza alla mostra e l’incontro con Gian Andrea si sono intrecciati in modo profondo e significativo, offrendomi due prospettive diverse ma complementari sulla condizione umana e sull’importanza dell’empatia. L’incontro con Gian Andrea mi ha fatto riflettere sull’importanza di vedere l’altro non come problema, ma come un essere umano con una storia, delle sofferenze e delle speranze. La loro dedizione dimostra che anche piccoli gesti possono avere un grande impatto e che l’accoglienza è una scelta di civiltà e di umanità” (Annalisa).
“…McCurry è riuscito ad intrappolare per sempre lo sguardo delle persone che riesce a raccontare molto di più rispetto ad una semplice parola e le situazioni che ha scelto di raffigurare sono decisamente d’impatto… Ogni scatto è in grado di creare una connessione con chi lo guarda e questo legame è così forte che non cessa subito. Ho apprezzato come le foto siano state posizionate più o meno per tematica, andando a creare una lunga storia raccontata dagli occhi e dalle espressioni facciali – talvolta visibili e talvolta no perché coperti da lunghi veli o da troppa polvere – di quei protagonisti di una vita lontana dalla nostra ma che è la stessa vita. …. Per quanto riguarda l’incontro con Gian Andrea, penso che sia stato molto interessante non solo per la sua personale testimonianza , ma è stato proprio il modo in cui si è svolto il tutto, in maniera molto intima e personale, in modo spontaneo e ben diverso dalle solite conferenze alle quali assistiamo. Ho trovato molto sensibile e tenera la persona di Gian Andrea che, con i suoi abbondanti anni, continua ogni sera ad aiutare persone abbandonate a loro stesse senza ricevere nulla in cambio. Molto interessante anche sapere di più sui migranti che decidono di non fermare il loro viaggio in Italia e che decidono di proseguire per altre mete “ (Aurora)
In treno, al rientro, il gruppo ha sperimentato il silent reading, format innovativo nato a New York che permette, a chi ama leggere, di riunirsi in un luogo tranquillo e silenzioso per dedicarsi alla lettura, lontano dallo smartphone e dalle distrazioni quotidiane, scoprendo il potere della lettura condivisa anche come forma di meditazione e riflessione personale.
In Italia è iniziato solo lo scorso anno in luoghi tranquilli. Realizzarlo su un mezzo pubblico, dove il silenzio lo si deve creare all’interno di sé, è molto più complicato.
Le ragazze ci sono riuscite.



0