Pomeriggi passati a spostare banchi per creare lo spazio scenico, mesi di training, improvvisazione, allenamento vocale e pura dedizione.
La nostra avventura con “Il giardino dei ciliegi” è cominciata sei mesi fa, nel momento esatto in cui, dopo diverse proposte, noi del gruppo “Mattiammazzo” abbiamo deciso il testo che ci avrebbe accompagnati in questo viaggio.
Il successo al 33° Palio Teatrale Studentesco “Città di Codroipo” è arrivato alla fine a coronamento del nostro percorso, ma lo spettacolo si è costruito pezzo dopo pezzo in un caos fatto di risate, battute sbagliate e sacrifici.
Il nostro gruppo si è unito già nelle prime settimane di attività, quando ancora non c’erano Anton Čechov o “Il giardino dei ciliegi”. Erano presenti ragazzi di Prima superiore, per i quali ogni esercizio di training, ogni movimento e ogni ingresso sul palco erano una novità assoluta con cui familiarizzare; all’estremo opposto c’erano gli studenti di Quinta, i veterani, che hanno dato l’anima in ogni singola replica, guidando i nuovi arrivati e vivendo lo spettacolo con la consapevolezza che questo sarebbe stato il loro addio al teatro scolastico.
Tra loro, i ragazzi provenienti da altri istituti: per questi ultimi fare teatro è significato correre subito dopo le lezioni, incastrare coincidenze di autobus e treni, ed a prove già iniziate con il pranzo ancora sullo stomaco.
Eppure, questa fatica condivisa ci ha permesso di legare immediatamente. E proprio gli sforzi sono stati il nostro punto forte: prima ancora di avere un ruolo o un personaggio, siamo diventati un gruppo di persone pronte a tenersi per mano dietro il sipario, sostenendosi a vicenda.
Sotto la guida della nostra coordinatrice, la regista e attrice Serena Di Blasio, il “giardino” è diventato il protagonista principale, assumendo forma e voce, non più limitandosi ad essere il fondale della vicenda. Non tutto si è subito concretizzato o è riuscito a convincerci sin dall’inizio: abbiamo sbagliato e ritentato, portando avanti proposte e domande; abbiamo cambiato aula e siamo usciti fuori dalla scuola per sperimentare situazioni diverse e difficoltà a cui non eravamo ancora abituati.
La prima vera prova generale è stata lo spettacolo di Udine, al Palamostre, il 7 maggio 2026. Lì abbiamo rotto il ghiaccio, respirando, chi per la prima volta, chi per l’ultima, l’atmosfera di una sala grande e l’impatto con un pubblico numeroso. Neanche due settimane dopo, passando per una replica a Fiumicello, è arrivata la sfida all’Ottagono di Codroipo, il 20 maggio, che ci ha dimostrato che uno spettacolo funziona davvero quando ognuno si impegna per il collettivo.
Ci siamo trovati davanti a un teatro diversissimo da quello a cui eravamo abituati: dimensioni ridotte, quinte e acustica differenti, geometrie del palco completamente nuove.
Passare da uno spazio ampio a uno molto più intimo avrebbe potuto bloccarci, alcune scene correvano il rischio di perdere la loro efficacia, e invece si è trasformato nel momento più stimolante di tutta l’avventura. Sperimentare sul momento, cambiare le traiettorie a poche ore dal sipario e dosare la voce in modo diverso ci ha costretti a rimanere concentrati il più possibile, fidandoci ciecamente l’uno dell’altro.
Se tutto questo è stato possibile, il merito è anche di chi ha riempito le sale.
Questo Palio è il traguardo di tutti: degli studenti di Prima che hanno vissuto una vittoria appena arrivati, dei ragazzi di Quinta che se ne vanno con un addio che non poteva essere migliore, dei genitori che ci hanno sostenuto tra accompagnamenti e applausi, della nostra coordinatrice che ha creduto in noi fin dall’inizio, e della giuria che ha riconosciuto in noi un valore speciale.
Le luci del teatro si sono spente, i petali degli alberi sono caduti per l’ultima volta e i banchi sono tornati al loro posto.
Ma che sia sui banchi dell’università o di nuovo dietro al sipario quando si riaprirà il prossimo anno, ci sarà sempre un gruppo di persone che è cresciuto insieme e che si porterà dentro, per sempre, un pezzettino del nostro “giardino dei ciliegi”.
(a cura di Giulia Blanchini, 1F e Marianna Canfora, 5H)



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