Cammina-Menti: la scuola sulla via di Santiago

Il diario completo del gruppo del “Marinelli” che ha completato il cammino verso Santiago di Compostela

SABATO 30 MAGGIO 2026

GIORNO SEI – L’ARRIVO A SANTIAGO

L’ultimo giorno; oggi è l’ultimo giorno. Perdonate la ripetizione ma dobbiamo ancora metabolizzarlo. La settimana è volata via senza che ce ne accorgessimo e ora ci ritroviamo, non si sa come, all’ultimo giorno. Ok, scusate, ora la smettiamo di essere così sentimentali perché sappiamo che alla fine vi interessa sapere se a Santiago, alla fine, ci siamo arrivati o no.

Partiamo dal principio: iniziale shock mattutino con la sveglia alle 5:40. Partenza da Padrón e primo stop dopo 2 km (no, non siamo così scarsi, ma se non ci fossimo fermati a fare colazione, a Santiago non ci saremmo neanche avvicinati).

Cosa abbiamo fatto dopo: camminato, camminato, camminato e… indovinate un po’? No, non è camminato. Ci sono state ben tre “Laura Pausini” (chi sa, sa): la prima per recuperare le energie che cominciavano a scarseggiare, la seconda per comprare quello che, più avanti,  sarebbe stato  il nostro pranzo (pausa nella quale abbiamo sbloccato una nuova ossessione divorando tutto un pacco di biscotti tipici, i napolitanas) e infine ci siamo fermati a consumarlo seduti su un muretto mentre, davanti a noi, continuavano a passare frotte di pellegrini che ci auguravano buen provecho!

Mancavano gli ultimi 5 km all’arrivo in piazza Obradoiro e c’era qualcuno piegato in due dal dolore, qualcun altro che aveva più vesciche che pelle sana e chi stava per crollare.  Sono stati i 5 km più lunghi di sempre, vedevamo la destinazione da lontano ma sembrava non avvicinarsi mai. Agli ultimi 1000 metri abbiamo ricompattato il gruppo e, come un gregge, siamo arrivati alla cattedrale (tralasciamo il fatto che non siamo arrivati verso la facciata principale e perciò abbiamo dovuto fare una circumnavigazione).

Non ci potevamo credere nemmeno noi. La cattedrale si stagliava davanti ai nostri occhi con una luce divina che la illuminava (al 90% abbiamo cominciato a delirare ma a noi piace pensare che sia stato San Giacomo ad aver portato il sole, rallegrandosi del nostro arrivo tanto atteso).

Da quel momento si è aperto un vero e proprio set fotografico in cui abbiamo ingaggiato chiunque passasse di lì per scattare: foto da abbracciati, foto con gli zaini, foto con i timbri, foto da soli con la cattedrale…

Da lì è seguita la  camminata di circa 400m verso l’ostello. Pareva che fossimo appena tornati dal campo di battaglia: non ce n’era uno tutto intero e quei 400m, vi assicuriamo, sono stati i più lunghi, faticosi e zoppicanti mai fatti prima.

Alle 18 siamo usciti per andare alla a messa dei pellegrini  (chi voleva ovviamente). Ooopps…La messa era alle 19:30…detto tutto. Ne abbiamo quindi approfittato e  ci siamo allora dilettati con una visita della cattedrale e con un abbraccio a San Giacomo (si, abbiamo abbracciato la statua di metallo del santo (no, non siamo così esauriti ma è una tradizione dei pellegrini). La messa è durata all’incirca quarantacinque minuti: nei primi venti il sacerdote ha deciso di benedire almeno una decina di volte i pellegrini tedeschi, inglesi, francesi, italiani, colombiani, messicani, tedeschi, inglesi, francesi, colombiani…

Dopo la messa, siamo andati cena a Casa Manolo e, ritornando verso l’ostello, ci siamo imbattuti in qualcosa di indefinito. Cosa? Non lo sapevamo nemmeno noi. Le strade erano chiuse e i vigili ci intimavano, molto poco cordialmente, di fermarci. Corsa notturna di 10km: non serve aggiungere altro. Inizialmente abbiamo deciso di aspettare che passassero tutti, come ogni persona civile farebbe, ma dopo cinque minuti di attesa e insulti dei vigili, ci siamo uniti ai corridori cercando di mimetizzarci e, con tutta l’eleganza possibile di chi indossa le infradito ai piedi, ci siamo messi a correre per arrivare sani e salvi all’ostello.

Alla fine, il Cammino di Santiago ci ha regalato tante belle avventure. Tra i tuffi nelle cascate, le salite e le discese quasi in “verticale” e le corse poco graziose con le infradito ai piedi alle 23:00 di sera, il Cammino ha rappresentato un momento per ritrovarci con noi stessi.

Durante l’intervista di mercoledì 27 maggio, ci hanno chiesto se si cammina più in solitario o in gruppo. Abbiamo imparato, alla fine di questo percorso, che non si cammina mai veramente da soli. Si cammina con se stessi, con la natura, con altri, e ci si immerge nel momento. Si perde cognizione del tempo e ci si permette di rallentare in un mondo dove fermarsi non è un’opzione prevista . Il Cammino ti permette di riscoprire una parte di te che forse sarebbe andata perduta: ci si interroga a vicenda sulle proprie scelte e (in quanto siamo in Quarta) spesso le conversazioni sfociavano nell’argomento “dopo la Maturità”. Ti rendi vulnerabile, spieghi le tue scelte, perché il Cammino ti costringe a esprimerti con parole che spesso non sembrano abbastanza. Ma ti permette anche di apprezzare le piccole cose: il cinguettio degli uccelli, i rumori della natura, ma anche solo la presenza di un’altra persona accanto a te, il suo respiro affannato e il suo passo cadenzato al ritmo con il tuo.

Questo cammino sarà pur giunto al termine ma è proprio arrivando nella piazza di Santiago che ti rendi conto che non sei veramente giunto al capolinea; realizzi piuttosto che si tratta dell’inizio di un nuovo percorso e una delle innumerevoli tappe della tua vita.

E per quanta strada ancora c’è da fare… amerai il finale!

(a cura di tutte le studentesse e di tutti gli studenti partecipanti al progetto)

 

 

VENERDÌ 29 MAGGIO 2026

GIORNO CINQUE

Dopo essere partiti alle 7:30 da Caldas de Reis, ci siamo incamminati lungo le vie della città fino a raggiungere l’ingresso di un bosco. Qui abbiamo potuto ammirare molte piante tipiche della zona, come felci ed eucalipti. Il sentiero ci ha accompagnato fino alla chiesa di Santa Marina, uno degli esempi più belli di architettura galiziana. Proprio davanti alla chiesa abbiamo ammirato il cruceiro più antico di tutto il Cammino di Santiago.
Dopo questa breve sosta, abbiamo proseguito lungo la strada di Casalderrique, costeggiata da una grande varietà di piante e fiori, fino ad arrivare al bar Fogar do Peregrino, dove ci siamo fermati per circa trenta minuti.
Ripresa la marcia ci siamo inoltrati in sentieri circondati dalla natura galiziana, caratterizzata da foreste di querce con felci tutte intorno, imbattendoci lungo il percorso in un antico mulino abbandonato. Proseguendo e superando il ponte di Pontecesures, abbiamo deciso di fermarci al Bar Obraidoro per compiere la nostra tanto agognata pausa pranzo, approfittandone per assaggiare i piatti tipici della regione quali calamari fritti, caldo gallego, pollo al forno, crema di zucca e molto altro.
Al termine della sosta abbiamo affrontato gli ultimi 3 km con grande serenità, grazie al tempo perfetto e al percorso quasi pianeggiante. Negli ultimi 900 metri siamo entrati a Padrón percorrendo sterrati circondati da alberi e dal fiume Sar. Abbiamo anche avuto modo di vedere un caratteristico mercato del pesce.
Una volta arrivati all’ostello del paese e dopo esserci riposati, abbiamo visitato il centro storico e la cattedrale di Santiago Apostolo di Padrón.

Curiosità su Padrón: Padrón è una cittadina della Galizia situata tra i fiumi Ulla e Sar. Il suo nome deriva dal “Pedrón”, un antico altare romano dedicato a Nettuno, legato alla tradizione dell’approdo della barca che trasportava l’Apostolo Giacomo.

P.S. Domani è il grande giorno (no, nessuno si sposerà…ma arriveremo a Santiago!!!).

(Antonio Chiarandini, 4B e Mattia Cravero 4I)

 

GIOVEDÌ 28 MAGGIO 2026

GIORNO QUATTRO

Questa mattina la sveglia é suonata ancor prima delle 6 e la stanchezza collettiva comincia a farsi sentire, ma basta una bella colazione e il buonumore di professori e compagni per farci riprendere la via del cammino. Partendo dal chilometro 67 di distanza da Santiago, abbiamo lasciato alle nostre spalle la città di Pontevedra in direzione Caldas de Reis.

Lungo la strada abbiamo incontrato diversi musicisti: il primo suonava una canzone in dialetto napoletano, mentre un altro ci ha guidato con le dolci note di “Soli” di Celentano. Nonostante una piccola svista nei primi chilometri, che ci ha fatto perdere la nostra retta via, abbiamo proceduto senza esitazioni. Abbiamo percorso i primi dieci chilometri della giornata senza una fatica eccessiva, grazie al clima fresco, accompagnati dal profumo dí alberi, eucalipti e fiori. A questo punto abbiamo fatto la prima pausa (direi meritata) in un bar dove abbiamo acquistato dei bocadillos, panini tipici spagnoli.

Poi siamo ripartiti, entusiasti perché di li a poco saremmo arrivati al Parco Naturale Ria Barosa, località nota per le sue cascate mozzafiato. Giunti qui abbiamo pranzato e fatto il tanto atteso bagno che ci ha rimesso in forze per gli ultimi chilometri. Ci siamo addirittura improvvisati scalatori e qualcuno di noi ha esplorato le altezze delle cascate. Rinfrescati, sfamati e un po scottati, abbiamo percorso gli ultimi cinque chilometri. Questi sono stati accompagnati dal cocente sole delle due del pomeriggio e dalle nostre lamentele. Ma alla fine, attraversando campi pieni di viti, siamo giunti alla cittadina di destinazione della giornata.

A Caldas de Reis alcuni di noi hanno approfittato per un riposino nell’ostello, altri hanno preferito passare il pomeriggio nelle piscine termali (da cui deriva il nome della città) Con questa tappa siamo scesi sotto i 50 chilometri e sentiamo dunque che Santiago è vicina e che affronteremo le ultime fatiche col sorriso.

(Laura Castenetto e Arianna Piccini della classe 4D)

 

MERCOLEDÌ 27 MAGGIO 2026

GIORNO TRE

Oggi ci siamo svegliati alle 6 per fare colazione in un bar (dato che l’ostello non la offriva) e provare la tipica spremuta d’arancia. Dopo questa carica di vitamina C abbiamo iniziato la terza tappa da Redondela a Pontevedra con una salita abbastanza impegnativa (ed era solo la prima!), ma la fatica è stata presto ripagata dal paesaggio impreziosito dalla vista del mare. In seguito ci siamo inoltrati in un sentiero boschivo con un certo dislivello, che ci ha messi leggermente in difficoltà soprattutto quando, affaticati da una salita piuttosto lunga, siamo stati superati da un ragazzo che correva serenamente e non sembrava minimamente affaticato dal percorso. Per fortuna c’era anche qualcuno nelle nostre stesse condizioni, ad esempio due signore della Germania, con cui abbiamo improvvisato qualche frase in tedesco.

Usciti dal bosco siamo arrivati al ponte Sampaio, molto importante per il nostro programma di storia, poiché fu inaugurato nel 1795 e nel 1809, durante la guerra d’indipendenza, fu scenario di un’importante battaglia contro le truppe napoleoniche, in cui il popolo armato riuscì a respingere l’avanzata dei francesi (l’episodio è ricordato anche come la “Waterloo spagnola”).

Attraversato il ponte abbiamo incrociato  diversi paesini suggestivi, tra cui Arcade, che era sorprendentemente piena di gattini (i quali hanno attirato subito la nostra attenzione…), e dove ci siamo fermati per una merenda gustosa a base di cioccolata e churros.

Dopo questa ricarica di energie, abbiamo ripreso la strada sotto il sole, che cominciava a metterci in difficoltà, ma fortunatamente il prof. Marano ha risollevato il morale della “truppa”  con una simpatica dedica musicale grazie ad una chitarra un po’ scordata ma non dimenticata ?. Dopo questa sosta siamo arrivati in un piccolo locale accogliente (Casa de Fermín), dove abbiamo pranzato e da dove abbiamo realizzato un’intervista in diretta con la radio, che, per chi se la fosse persa, è possibile ascoltare in replica al link: https://www.raiplaysound.it/programmi/puntodidomanda

Nonostante la scelta di allungare leggermente il percorso, per poter proseguire all’ombra di un altro bosco, pieno di piccoli ruscelli, gli ultimi 4km sono stati i più faticosi, ma quando abbiamo visto l’enorme scritta della città di Pontevedra, abbiamo subito provato un senso di sollievo e proprio mentre ci stavamo godendo la fine della tappa, dei turisti ci hanno chiesto di diventare fotografi e la città si è così trasformata in un set fotografico.

Alla fine siamo arrivati all’ostello, dove ci siamo riposati e abbiamo contato le nuove vesciche e percepito i nuovi dolori, ma non saranno questi ad impedirci di arrivare fino in fondo anche se ormai l’età media del gruppo si è capovolta da 18 a 81 anni, tanto che la parola più comune è diventata “oplà” quando ci si alza dal letto.

Per concludere al meglio questa giornata e poiché la nostalgia dell’Italia cominciava a farsi sentire abbiamo deciso di cucinare una pasta e di cenare tutti assieme nella cucina dell’ostello per poi riposare carichi per la metà rimanente del cammino.

(Giada Santantonio e Sara Vantusso della classe 4D)

 

MARTEDÌ 26 MAGGIO 2026

GIORNO DUE

Buen Camino a tutti! Oh no, scusate, volevamo dire Buongiorno a tutti!

Oggi, martedì 26 maggio, la sveglia è suonata alle 6 di mattino, fin troppo presto per i nostri gusti. L’organizzazione dei nostri zaini sta degenerando: ci sono più cose appese fuori con i moschettoni che dentro la mochila (tradotto: zaino) ma almeno per ora nessuno ha dimenticato niente (rimarchiamo il “per ora”).

In ogni caso dopo aver fatto colazione siamo partiti alle 7:30 da O Porriño con un clima alquanto piacevole caratterizzato da una fresca brezza mattutina ma che sfortunatamente è stata presto sostituita dal sole cocente. Abbiamo fatto una prima pausa, recentemente battezzata Laura Pausini, in un bar dopo i primi 6 km per un caffè e, ovviamente, per collezionare altri timbri.

Ricordandoci che collezionare più timbri possibili non è lo scopo del viaggio, ci siamo imbattuti nel mojon che indica che mancano SOLO 100 km  a Santiago!!! (sì, lo sappiamo che 100 km non sono pochi ma lasciateci sognare, grazie)

Successivamente abbiamo affrontato una sfida fisica e mentale, ovvero raggiungere la seconda tappa senza stop, che abbiamo superato solo grazie al pensiero del tanto reclamato pranzo. La scena era più o meno questa: noi completamente sudati, la fame che si faceva sentire, l’acqua che cominciava a scarseggiare, il sole puntato addosso e infine LEI: la salita verso l’Alto de San Amaro (e ovviamente anche la discesa che ci ha stroncato le gambe).

Alle 13 il sogno si è avverato: dopo aver trovato il primo ristorante chiuso, al secondo ci siamo finalmente seduti, o meglio distesi stremati sulle sedie, e abbiamo placato la fame. Signore e signori siamo arrivati a Redondela!!!

Dopo questo momento di break ci siamo trascinati verso l’ostello, fortunatamente solo per qualche centinaio di metri, e infine (rullo di tamburi) …doccia e riposino pomeridiano!

A seguire, una volta esaurita la meritata controra una puntatina, giusto per macinare ancora qualche chilometro dato che 18 non ci sembravano abbastanza, al Muino Vello “un lugar muy bonito”. Inutile dire che per arrivarci abbiamo sbagliato strada ma alla fine, dopo tanta fatica, siamo giunti a delle pozze e cascatelle suggestive che ci hanno permesso di dare un po’ di refrigerio alle gambe stanche.

Prima della cena serale che ha suggellato questa vivace giornata, ci siamo fermati alla Iglesia de Santiago de Redondela (o più semplicemente una chiesa) per fare un nuovo timbro e sederci esausti su una panca a fissare dei bambini spagnoli giocare a nascondino; spettacolo ingiustamente gratuito da cui è scaturita la frase iconica di una bambina: no chicos. Penso che con questo pensiero possiamo augurare a tutti una buona notte!

(Agnese Calligaris e Sara Mercanti della classe 4A)

 

LUNEDÌ 25 MAGGIO 2026

GIORNO UNO
Camino de Santiago
Km 125.
Ultreya y suseia!
La nostra avventura è iniziata in una mattinata grigia e nebbiosa di Valença do Minho; potrebbe sembrare il clima peggiore per inaugurare quello che sarà il nostro viaggio fino a Santiago de Compostela, ma in verità si è rivelato il migliore della giornata.
I primi chilometri che abbiamo percorso ci hanno portato al ponte di ferro tra Valença e Tui, che unisce il confine tra Portogallo e Spagna. Qui un gentile signore si è offerto di farci una foto di gruppo!
Successivamente, ci siamo recati alla cattedrale di Tui, dove abbiamo ricevuto il nostro secondo timbro sulla Credenziale del Pellegrino (il primo, ovviamente, è quello dell’ostello). Abbiamo poi comprato in un bar vicino la concha de vieira (la conchiglia simbolo di Santiago), che abbiamo subito appeso ai nostri zaini.
Dopo la pausa pranzo, è iniziata la vera sfida. Il problema della seconda metà della prima tappa non è stato veramente la distanza fra Valença e O Porriño (22 km), ma il sole, spuntato verso fine dell’almuerzo. Il caldo umido della Galizia ha iniziato a metterci a dura prova, minando la nostra resistenza.
Ma per il resto, si tratta della prima tappa delle sei che dovremo percorrere prima di arrivare a Santiago e, nonostante si sia rivelata più difficile di quanto ce lo aspettassimo, siamo consapevoli che la fatica tanta fatica sarà ripagata dall’arrivo alla cattedrale di Santiago.
Paesaggi bellissimi, ponti romani, horreos, e sentieri  immersi nella natura,  questo è ciò che ci aspetta per i prossimi sei giorni, prima di arrivare alla nostra meta.
Arrivati infine in ostello, stanchi ma soddisfatti, ci siamo dedicati ai piccoli rituali del pellegrino: una doccia rigenerante, gli zaini finalmente appoggiati a terra e i vestiti da lavare dopo una lunga giornata di cammino. Alcune di noi hanno persino lavato tutto a mano, cercando di vivere l’esperienza nel modo più autentico e immersivo possibile, assaporando fino in fondo anche la semplicità della vita del pellegrino.
Ma la giornata non era ancora conclusa. Dopo esserci riposate un po’, siamo uscite per visitare il centro di O Porriño, il paese che ci ha accolte al termine della nostra prima tappa. Passeggiando tra le vie del centro, abbiamo respirato l’atmosfera tranquilla e vivace della cittadina galiziana, osservando scorci, locali e persone del posto.
Per la cena  abbiamo  trovato un posticino tipico in cui ci siamo trovati davvero bene. La maggior parte di noi ha scelto di assaggiare il pulpo, uno dei piatti tipici della tradizione spagnola e gallega: polpo condito con olio, limone e paprika.
Dopo cena abbiamo continuato a girare per il centro; alcune di noi si sono concesse anche un gelato, perfetto per concludere una giornata tanto intensa quanto speciale. Infine siamo rientrate in albergo, abbiamo unito i tavoli nella sala comune e la serata si è conclusa con un grande partitone a Scala 40, tra risate, carte mischiate male e la stanchezza che iniziava finalmente a farsi sentire.
(Anna Macorig e Irene Villalta della classe 4A)

 

DOMENICA 24 MAGGIO 2026

Vamos!

Per il terzo anno consecutivo un gruppo di studentesse e studenti delle classi 4A, 4B, 4D e 4I del liceo scientifico “Marinelli” di Udine, unitamente a due docenti di Scienze Motorie, il prof. Marano e il prof. Vacca, potrà vivere l’esperienza del cammino di Santiago nell’ambito del progetto FSL Cammina-Menti. La Scuola sulla via di Santiago.

Il programma prevede, oltre alle due giornate di viaggio, sei giornate consecutive di cammino durante le quali, da Valenca do Minho, (Portogallo) si passerà in Galizia (Spagna) ed attraverso un percorso molto suggestivo fatto di sentieri, ponti, strade romane, fiumi, boschi infiniti, horreos, paesaggi bellissimi e pueblos caratteristici, si arriverà a Santiago di Compostela dopo aver percorso circa 130-140km.

Sicuramente si tratterà di giornate intense e particolari da un punto vista culturale, sociale, fisico ed emozionale, durante le quali si potranno creare i presupposti per la crescita personale di ciascun partecipante, attraverso la riscoperta di virtù e di valori insiti nelle cose semplici e nel riconoscimento dell’essenziale, coltivando la lentezza di un tempo che non avrà fretta di essere vissuto ma che andrà goduto e condiviso appieno, passo dopo passo.

Una proposta dunque con al centro lo studente “consapevolmente attivo e partecipe”, in grado di offrire un supporto, integrativo ed innovativo, agli apprendimenti tradizionali, perché realizzato attraverso modalità diverse di conduzione e gestione delle quotidiane attività didattiche strutturate di norma in tempi e spazi già ben definiti e codificati.

A tutto ciò si potrà sicuramente aggiungere, a margine, il significato intimo e personale che ciascuno dei nostri studenti e delle nostre studentesse vorrà e saprà dare a questo viaggio vissuto, giocoforza, dentro un’altra dimensione di quotidianità e fuori dal proprio tempo usuale e dalle proprie abitudini.

Sul sito internet del “Marinelli” verrà pubblicato un diario giornaliero con il racconto delle esperienze quotidiane.

È previsto tra l’altro anche un collegamento con la sede regionale del Friuli Venezia Giulia di Rai Radio Play Sound per ascoltare in itinere e raccogliere in diretta, dalla viva voce dei partecipanti, sensazioni, percezioni, umori e stati d’animo connessi con tutto ciò che si sta vivendo.

Grazie al prof. Lucio Bergomas e all’AFDS sez. Marinelli per aver messo a disposizione dei partecipanti una maglietta celebrativa.

Buen camino dunque e…ultreia et suseia!

 

Di seguito alcune foto delle camminate preparatorie