Il Marinelli al viaggio del ricordo

Promossa dalla rete interscolastica “Diamo ali alla memoria” l'inziativa ha avuto come mete Gorizia, Nova Gorica e Basovizza

Un gruppetto di ragazzi e ragazze del “Marinelli”, accompagnati dal prof. Luca De Clara, ha partecipato a fine maggio al Viaggio del Ricordo. L’iniziativa, promossa dalla rete interscolastica “Diamo ali alla memoria” (di cui fanno parte anche il liceo “Copernico” e l’istituto tecnico “Marinoni” di Udine) e finanziata dalla Regione FVG, ha avuto come mete Gorizia, Nova Gorica e Basovizza, sull’altopiano carsico.

Il progetto, guidato dagli esperti dell’associazione “quarantasettezeroquattro”, aveva per titolo “Una questione di sguardi” e intendeva avviare una riflessione – non a caso nell’anno in cui Gorizia e Nova Gorica sono insieme “Capitale europea della cultura” – sulla “complessa vicenda del confine orientale”, così come recita l’articolo 1 della legge istitutiva del “Giorno del ricordo”.

I partecipanti hanno in prima battuta potuto godere – cuffie wi-fi in testa – di una performance audioguidata che li ha condotti in passeggiata dal teatro Verdi fino alla piazza della Transalpina, facendoli immergere nelle tante memorie che innervano la storia della città di Gorizia: la felix Mitteleuropa degli Asburgo, la Grande Guerra con le sue distruzioni e l’annessione al Regno d’Italia, le violenze fasciste e l’annullamento delle differenze culturali durante il Ventennio, le vicende tragiche del secondo conflitto mondiale e, infine, la Guerra fredda e la cortina di ferro.

Dalla Transalpina, poi, il gruppo è stato preso per mano da due guide slovene che hanno portato studenti e studentesse a conoscere Nova Gorica, con i suoi monumenti, le sue strade, i busti, le vie e gli edifici dedicati ai protagonisti della resistenza al nazifascismo: una memoria complementare, spesso ignorata da chi sta dall’altra parte del confine.

Dopo una pausa ristoratrice i partecipanti hanno visitato i due piccoli ma preziosi musei che si trovano al valico del Rafut, il museo del lasciapassare dalla parte italiana e il museo del contrabbando dalla parte slovena, testimonianza di quanto complessa fosse diventata la vita di chi era costretto a vivere a ridosso del confine nell’immediato secondo dopoguerra.

Nel pomeriggio il gruppo si è recato a Basovizza, sull’altipiano carsico che domina il golfo di Trieste. Anche lì i ragazzi e le ragazze hanno avuto modo di riflettere su quanto la memoria divisa possa essere oggetto di conflitto ma anche di riconciliazione. Prima il gruppo ha reso omaggio al monumento ai fucilati sloveni del 1930, quattro partigiani condannati a morte dal Tribunale Speciale fascista, e poi al monumento nazionale della foiba di Basovizza.

L’ultima istantanea della giornata è quella di un ragazzo e una ragazza, di spalle, che si tengono per mano davanti al monumento ai fucilati sloveni, a ricordare l’analogo gesto pacificatore dei due presidenti della repubblica slovena e italiana, Pahor e Mattarella, il 13 luglio 2020. Simbolo di come i confini e le divisioni possano essere superate con la buona volontà e l’impegno a riconoscere che la pluralità degli sguardi può generare orizzonti di pace e convivenza.