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Nostra studentessa intervista importanti personalità

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Dalì orologi

L’adesione alle attività della redazione ragazzi del MvScuola ha consentito come sempre ai nostri allievi, impegnati nei percorsi per l’acquisizione delle Competenze Trasversali e per l’Orientamento, - PCTO - di affrontare delle esperienze importanti.  

Nel corso dell'anno accademico 2020-2021, gli studenti hanno potuto collaborare con l'Università della California a Santa Barbara, partecipando a un programma finalizzato a favorire gli scambi interculturali e a connettere persone e progetti in tutto il mondo. (http://www.impactmania.com/im/).

L’attività si è conclusa il 18 maggio scorso con una mostra e una presentazione online.

Denida Doda, allieva della 4D del “Liceo Marinelli”, ha realizzato in inglese due interviste a personalità di grande rilievo. 

Nel primo articolo (che qui si può leggere) è riportato un intenso dialogo svoltosi lo scorso mese di aprile tra Denida e la scrittrice e poetessa ungherese di fama mondiale, Edith Bruck, testimone della deportazione nei campi di sterminio di Auschwitz, Dachau e Bergen- Belsen. 

La Bruck, che vive in Italia dalla fine degli anni Cinquanta, ha pubblicato tutti i suoi libri in lingua italiana, a partire dal romanzo d’esordio Chi ti ama così del 1959. L’idioma diverso da quello natio le ha consentito di avere il distacco emotivo necessario per raccontare il dramma della Guerra e della deportazione nei Lager, dove la scrittrice, sopravvissuta insieme alla sorella, ha perso la sua famiglia. 

Centrale in questa intervista appare un grande tema del Novecento, quello dell’identità: come si conserva la memoria delle proprie origini e del proprio nome dopo aver trascorso un anno intero associati a un numero? 

Per Edith Bruck il nome, preservato nonostante il male assoluto e il dolore del ricordo, ha una sua sacralità così come la semplice domanda che un cuoco, a Dachau, le rivolse inaspettatamente durante l’anno di prigionia: "Wie heißt du?"

I libri pubblicati dalla Bruck rispondono a questo imperativo: conservare la memoria del genocidio, in un dialogo costante con i giovani, e continuare a farsi testimoni del passato e del presente, per denunciare ogni forma di discriminazione.

La conversazione con la poetessa ungherese è preceduta da una poesia scritta da Denida Doda nella quale l’autrice, riprendendo la tematica dell’identità e dell’anonimato, si chiede cosa significhi veramente avere un nome e se sia il nome a determinare la nostra esistenza. La risposta per la giovane poetessa si trova nei versi di Shakespeare: “What’s in a name? That which we call a rose, by any other name would smell as sweet.

“Che cosa c'è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa, con qualsiasi altro nome avrebbe lo stesso dolce profumo.”

Shakespeare, Romeo and Juliet,  act II, scene II

Nell’intervista a Marco Iacoboni (qui leggibile), neurologo e neuroscienziato originario di Roma che vive e lavora a Los Angeles, California, si affronta un argomento scientifico, quello dello studio del sistema dei neuroni specchio negli esseri umani.

In questa intervista il tema della comunicazione e dell’interazione con gli altri è affrontato in relazione al commento del libro  Mirroring People: The Science of Empathy and How We Connect With Others, in cui l’autore sostiene che i neuroni specchio aiutano gli esseri umani a stabilire rapporti di empatia fra loro e  favoriscono l’assimilazione di altre culture.

La letteratura e la scienza indicano, quindi, in modi diversi uno stesso percorso: quello della naturale integrazione delle persone e dell’empatia rispetto ad altre culture, condizione imprescindibile per abbattere le barriere del pregiudizio, dell'odio razziale e, soprattutto, per iniziare a costruire ponti, anziché muri e confini invalicabili.

A cura di Maria- Mercedes Vecchiet

 
Destinatari: 
Docenti
Famiglie
Studenti